Gestione e promozione delle attività di sensibilizzazione della società civile

Promozione della partecipazione della comunità sociale ai processi di risocializzazione delle persone sottoposte a sanzioni penali

Promozione e realizzazione di assistenza sociosanitaria ai detenuti ed opportunità lavorative

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Carceri, Sappe: circuiti penitenziari diversi, no tossicodipendenti insieme a criminali


Fonte: Notiziario Adcu 19/07/2010
'L'evasione di due detenuti dal carcere di Lecco e' certamente motivo di preoccupazione ma ora l'interesse primario e' coadiuvare attivamente le ricerche con le altre Forze di Polizia per catturare i fuggitivi. Certo questo grave episodio, soprattutto in relazione al profilo criminale di uno dei due evasi, impone l'esigenza di definire quanto prima i circuiti penitenziari differenziati. Non e' possibile oggi avere in un carcere (e spesso anche nella stessa cella) delinquenti dai diversi gradi di pericolosita': dai criminali incalliti al tossicodipendente.' E' quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, in relazione all'evasione di due detenuti oggi dal carcere di Lecco.
'Sara' la magistratura ad accertare eventuali responsabilita' di quanto avvenuto. Ma certo questo grave episodio deve fare riflettere. Da tempo immemore il Sappe sostiene l'esigenza di definire i circuiti penitenziari differenziati in relazione alla gravita' dei reati commessi, con particolare riferimento al bisogno di destinare, a soggetti di scarsa pericolosita', specifici circuiti di custodia attenuata e potenziando il ricorso alle misure alternative alla detenzione per la punibilita' dei fatti che non manifestano pericolosita' sociale', conclude la nota.

 

Carcere, te le do io le misure alternative


L'articolo di Alessandro Margara (a capo del DAP per diversi anni) per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 17 marzo 2010.
Fonte: Il Manifesto, di Alessandro Margara 18/03/2010

Nel carcere italiano, soffocato da una serie di leggi riempi-carceri, è stato abrogato l’art. 27 della Costituzione e, di conseguenza, il senso di umanità e la finalità rieducativa nella esecuzione delle pene. L’intollerabilità attinge sempre nuovi livelli e primati. Fra le soluzioni prospettate c’è il rilancio delle misure alternative alla detenzione. Le stesse sono calate verticalmente: è il momento tipico del cambiare tutto per non cambiare nulla. Il ministro Alfano presenta un articolato disegno di legge. A leggerlo però si conclude che questo progetto, produrrà solo qualche misura alternativa (molto poche e sempre più pesanti e analoghe alla galera) e ulteriori e abbondanti dosi di carcere.
L’art. 1 del progetto prevede la detenzione domiciliare per le pene residue fino a 12 mesi. Va ricordato, per vero, che il comma 1bis dell’art. 47ter prevede già lo stesso beneficio per le pene fino a due anni, ma, certo, non ha inciso sul sovraffollamento. Il progetto Alfano, però, a parte il dimezzamento del beneficio previsto, prevederebbe due varianti. La prima è la competenza del giudice monocratico, come per la liberazione anticipata. Funzionerà? Il magistrato monocratico sarà meno o più guardingo e lento di quello collegiale?
La seconda variante è che, contrariamente a quella di due anni del citato comma 1bis, potrebbe applicarsi anche ai recidivi. Ma, quanto a esclusioni dalla detenzione domiciliare di 12 mesi del progetto, questo non si fa mancare nulla e ne prevede varie, compresa la esclusione di tutte le pene inflitte per i delitti di cui all’art. 4bis dell’ordinamento penitenziario, il cui numero cresce a ogni piè sospinto. La relazione al progetto è molto ottimista sull’effetto sfollamento del progetto. I detenuti fino a un anno sarebbero il 32%. Si tratta – notiamo – solo di detenuti definitivi, circa 10.000 (non gli oltre 20.000, delle indiscrezioni iniziali), di cui la grande maggioranza è detenuta per pene molto inferiori all’anno. Quindi, misure alternative poche, ma nuovo carcere tanto. L’art. 2, infatti, aumenta le pene per l’evasione (da sei mesi/un anno, si arriva a un anno/tre anni), evasione frequente nelle detenzioni domiciliari, i cui utenti generalmente stanno in appartamentini da far rimpiangere l’ “ora d’aria” carceraria e vengono spesso denunciati e condannati per evasione per essere trovati in cortile o sul marciapiedi davanti a casa.
Altra misura per i giudicabili: la sospensione del procedimento con messa alla prova, prevista per i minori, è ammissibile per tutti. Il ministro sciala: per tutti? Piano: solo per i reati puniti con pena pecuniaria o con il massimo della pena detentiva di tre anni, sola o congiunta a pena pecuniaria, reati minimi per cui eccezionalmente si finisce in carcere per pochi giorni o per pochissimi mesi; sono esclusi i recidivi; la prova dura due anni (o un anno se la pena è solo pecuniaria) in affidamento al servizio sociale, con gli obblighi consueti e non leggeri, cui si aggiunge necessariamente la prestazione di attività non retribuita in favore della collettività e l’adoperarsi per la parte lesa fino al risarcimento del danno. La messa alla prova è revocata e si procede al giudizio sospeso: se l’interessato rifiuta il lavoro di pubblica utilità; se commette, durante la prova, un nuovo delitto non colposo ovvero un reato della stessa indole di quello per cui si procede; ovvero in caso di esito negativo della prova. Se la messa alla prova è revocata, l’interessato deve pagare per il periodo di prova svolto un giorno di pena detentiva (reclusione o ammenda) per cinque giorni di prova: ovvero 144 giorni per due anni. Seguirà probabile condanna e nuova pena nel procedimento già sospeso. Fortunatamente per chi, volendosi fare del male, ha richiesto ed ottenuto la messa alla prova, non può riproporla.
L’occasione era buona per peggiorare l’affidamento in prova: fra le prescrizioni viene inserita anche quella della prestazione di lavoro di pubblica utilità. Inoltre, la persona che ha fruito per due volte della messa alla prova (la concessione avvelenata) può ottenere l’affidamento una sola volta. Si aggiunge, infine, oltre al rilievo delle impronte digitali, quello “dell’impronta fonica, nonché di altri eventuali dati biometrici”. Innovazione tecnologica o ritorno a Cesare Lombroso?

 

Quando il carcere è un albergo a cinque stelle
Il Justizzentrum Leoben, in Austria, è una struttura di design. Con palestra, televisore in stanza, tennis tavolo e giardini

Un design avveniristico in vetro, sala conferenze, arredamento di design moderno, palestra, campo da basket coperto, tennis tavolo, cucine, giardini e televisore in stanza. Chi non alloggerebbe in un albergo del genere?
Il problema è che quello descritto non è un albergo, ma un carcere. Per l'esattezza stiamo parlando del Justice Center Leoben nella Stiria (Austria). Progettato dal designer Joseph Hohensinn, questa struttura è già stata soprannominata il "Carcere a cinque stelle" e, a vederla, sembra volerci indurre al reato. Troppo per un carcerato? Non per i principi che hanno ispirato questo centro. All'ingresso, infatti, una scritta recita: "Tutte le persone private della loro libertà devono essere trattate umanamente, e con rispetto per la dignità insita nell'uomo". Simbolicamente, il carcere integra anche un tribunale. I posti a disposizione sono 205, costantemente esauriti.

 

Titolo: La città dimenticata
Mappatura dei servizi per le persone gravemente emarginate e senza dimora

Autori: Caritas Ambrosiana

Pagg: 108

Prezzo di copertina: 3 euro

Abstract: Ultima edizione aggiornata al 2010. Nel volume sono disponibili i contatti dei servizi, per le persone gravemente emarginate, suddivisi per tipologia di servizio e per utenza.

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ALESSANDRO VERRI PROTETTORE DEI CARCERATI

 

Supplica in difesa di Giovanni d’Auregard detenuto nelle carceri della Malastalla – Archivio Verri, cartella 481.2, cc. 119-122, due bifogli manoscritti autografi.

Altezza Serenissima

Già da più mesi Giovanni d’Auregard Brusellese, ed umilissimo servitore di V. A. S.ma ritrovasi nelle carceri della Mala Stalla di questa città di Milano, come debitore di Giuseppe Corti Locandiere per alimenti prestatigli nel tempo che fu da lui allogiato.

Il supplicante qui non intraprenderà di rispondere a quanto il Corti espose in suo memoriale abbassato a V. A. S.ma. Ivi si ritrovano imputazioni che denigrerebbero quell’onore, e quella fama a cui le azioni, e la nascita del supplicante danno diritto, se bastasse a ciò una semplice, ed appassionata accusa senza che se adducano prove convincenti.

Per ora adunque, quantunque gravi ad ogni onesta persona sieno quelle accuse, se ne tralascia la diffesa perchè non provate lasciano per lo [119v] meno in dubbio a chi più facciano torto, se a chi le fa, o a chi le soffre, e perdona.

Quello che forma il soggetto delle presenti umilissime suppliche del Detenuto sono le seguenti considerazioni che alla Al. V. S.ma si sottopongono.

Non è una pena quella che impone la legge ai Debitori che vengono carcerati se non pagano. Una pena suppone un delitto, e delitto non è l’esser povero. Ella adunque è la carcerazione de’ Debitori un mezzo legale per ottenere il suo debito ; e ciò od assicurandoli se sospetti di fuga, o costrignendoli se contumaci con tale molestia a far gli ultimi sforzi.

Nissuno di tai casi è quello del supplicante. Non è doloso il suo debito, ma è figlio della necessità ; non glielo fece contrarre la spensieratezza, ma la sfortuna ; non ricusa di pagarlo perchè non vuole, ma perchè non può.

Lungi dall’esser stato indolente il Detenuto [120r] per soddisfare il proprio debito tanto prima, quanto dopo la sua carcerazione non tralasciò d’interporre i mezzi più efficaci per sodisfare in uno alla propria onoratezza ed all’interesse del suo creditore. Il supplicante Figlio di Famiglia, forestiero, senza nessun soccorso, lontano dalla sua Patria, senza patrimonio alcuno è troppo palese essere da se un debitore affatto insolubile. Ricorse adunque egli a suo Padre, vale a dire a quel uomo solo che puoteva trarlo dalla miseria. Ma le replicate preghiere appoggiate anche dalla più rispettevole protezione ad altro non servirono che a provare esser il Padre inflessibile alle preci, ed alla miseria del figlio, e talmente inflessibile che è spenta ogni speranza di mutazione in lui. Il Documento B. potrà far prova di sì funesta verità. [120v]

Le cose essendo ridotte a tale stato V. A. S.ma si degni di considerare quanto inefficace, e tristo a un tempo sia il mezzo della carcerazione per ottennere un debito da chi ne lo può ne lo potrà mai pagare. La onde quello ch’è un rimedio che porge la legge ai creditori al solo fine di essere sodisfatti nel loro interesse, ora viene a risolversi in una mera attrocità, tanto più grave, quant’ella non è utile ad alcuno, e funestissima al supplicante nella fama, nell’onore, nella salute.

Egli è un principio conforme non che alla umanità, ancora alla più rigorosa giustizia, che non sia punito di perpetua carcere, pena eguale alla morte, un Debitore ; e molto più s’ei fa gli ultimi sforzi per pagare, e che per non altra ragione no’l possa, se non se perchè miserabilissimo.

Perciò ritrovasi che anche in via di pura Giurisprudenza privata, ed ordinaria il Senato [121r] di questa Città ne’ casi, ne’ quali riconobbe la insolubilità del Debitore, usò di concedergli la cessione de’ beni, ed il successivo rilascio, coll’obbligo di pagare venendo in migliore stato di fortuna. Così fecesi l’anno 1588 a favore di Paolo Castello debitore di Fabricio Casato, così l’istesso anno a favore di Marco Cercio, creditore di Domenico Vicedomini, stabilendosi di più dal Senato istesso per massima che in simili casi altrettanto praticare si dovesse, come attesta nelle pratiche questioni Giulio Cesare Ruginello al capo 39. num : 16.

Tali massime se sono conformi alla gius[ti]zia, sono ancora conformi all’interesse dello stesso Creditore. Le di lui pretensioni diventano sempre più inutili più che con le molestie di una lunga carcerazione mette il suo Debitore nell’ultima ruina. Al che aggiungesi [121v] la spesa degli alimenti che è un aggravio d’esso creditore, e che in puro aggravio si risolve quando non mai conseguir potrà il suo credito.

Un onesto impiego fuori delle carceri è quel unico mezzo che rimane per pagare. Questo si presenta al supplicante col venirgli aperto l’adito d’impiegarsi al servigio di S. M. nel militare. Se il Corti lo ricusa ei non conosce il proprio utile ; s’ei non è ancor persuaso che la carcerazione è inutile, ei non conosce una verità dimostrata ; s’ei la conosce eppure gli piace di prolongare a sue spese la misera vita ad un infelice senza nissuno suo utile V. A. S.ma si degni di considerare se ciò sia conforme alla umanità, ed alle leggi.

Adunque confidato nella benignità di V. A. S.ma il Detenuto si fa coraggio di umilmente supplicarla che si degni [122r] concedere la liberazione dalla Carcere, e la permissione di abbracciare la milizia, eccitando, se così le piaccia, il Senato a dire le sue occorenze e parere intorno a che in tale affare determini la giurisprudenza e la equità.

 

 

Giustizia: misure alternative; c’è chi è escluso in partenza, perché non ha dove andare


di Ilaria Sesana
Avvenire, 27 agosto 2010
Sant’Egidio: tanti poveri senza casa non possono andare ai domiciliari Caritas: immigrati, coinvolgere le comunità d’origine. Occorre innanzitutto sgombrare il campo da equivoci: i domiciliari, la semilibertà, il lavoro in articolo 21 non sono sconti o liberazionianticipate. “Sono un modo per scontare la pena a tutti gli effetti - precisa Stefania Tallei, della Comunità di Sant’Egidio. Anzi, sono quasi più faticose per il condannato rispetto al carcere perché richiedono maggiore responsabilizzazione”. Funzionano e i dati sulla recidiva lo dimostrano. “Sono un successo senza precedenti e senza tentennamenti”, spiega Luigi Manconi, presidente dell’associazione “A buon diritto”. Eppure sono pochi detenuti che scontano la pena ai domiciliari, in semilibertà o in una comunità terapeutica: se prima dell’indulto del 2006 alle alternative c’erano circa 40-50mila persone, oggi abbiamo superato di poco le 10mila unità. “C’è l’idea che il solo modo per espiare la pena sia la detenzione incarcere - commenta Manconi. Inoltre sono state introdotte norme che escludono dal possibile godimento dei benefici una serie di categoriedi detenuti”. Ad esempio la ex Cirielli che taglia fuori i recidivi. Ma c’è un altro ostacolo che inceppa la “macchina” delle alternative:“In carcere sono tantissime le persone povere che non hanno una casa. E per questo motivo non possono accedere ai benefici”, spiega Tallei.Una situazione particolarmente grave per i cittadini stranieri, ma anche “per i molti malati che, pur avendo la dichiarazione di incompatibilità firmata dal giudice, non possono uscire galera perchénon hanno una casa”, aggiunge Tallei. Occorre quindi costruire “alternative sul territorio per chi non ha i requisiti richiesti”, spiega Fulvio Sanvito, responsabile area bisogno di Caritas Ambrosiana che coordina il progetto “Un tetto per tutti”, rivolto anche agli ex detenuti. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i più poveri, coloro che non devono scontare pene brevi e che potrebbero beneficiare di queste opportunità. “Ma non avendo un domicilio, tutto si blocca - conclude Sanvito. Parallelamente serve un lavoro di sensibilizzazione delle comunità: far capire che il carcere non è il solo modo per espiare la pena”. Lucia Castellano: più aiuto dal territorio “Spesso si commette l’errore di pensare che solo il carcere sia la risposta. Ma non è così: il carcere dovrebbe essere l’estrema ratio.

Ristretti Orizzonti - www.ristretti.org

 

La rieducazione religiosa nelle carceri italiane

 

Dal R.D. n. 787 del 18 giugno 1931( regolamento penitenziario  in vigore nelle carceri italiane sino all’aprile del 1976  )

Art. 142   Le pratiche collettive del culto cattolico sono obbligatorie. IL direttore e gli altri impiegati dello stabilimento  devono assistere, per turno, alle funzioni religiose. Le preghiere, durante  le funzioni religiose, sono fatte mentalmente e pronunciate dal solo cappellano e dai detenuti  che siano stati autorizzati dalla direzione.
Art.143   Il detenuto che vuole cambiare religione  deve presentare domandina scritta al direttore , il quale,  dopo avere esaminato le cause che abbiano potuto influire  su questa risoluzione, ne fa rapporto al Ministero.
Art. 144   I minori degli anni ventuno devono seguire la religione  nella quale sono nati.
Art. 145   I detenuti in isolamento continuo  assistono alle funzioni religiose  restando nelle proprie celle  ovvero nelle cellette che siano state costruite nella chiesa.
Art. 164   Mancanze punibili con la cella a pane ed acqua
                ……..
                 n. 12 contegno irriverente  nell’assistere alle funzioni di culto