Gestione e promozione delle attività di sensibilizzazione della società civile

Promozione della partecipazione della comunità sociale ai processi di risocializzazione delle persone sottoposte a sanzioni penali

Promozione e realizzazione di assistenza sociosanitaria ai detenuti ed opportunità lavorative

Giustizia: carceri e polemiche, il lusso della sicurezza


Europa, 7 gennaio 2012


Cosa c’è dietro lo scontro tra i ministri Severino-Cancellieri e la polizia? E chi ha ragione? Per la cronaca: ieri notte un detenuto tunisino ha tentato il suicidio nel carcere di Voghera. Sono già sei i detenuti salvati dagli agenti di sorveglianza dall’inizio di questo 2012. In 66 invece, nello scorso anno, sono “riusciti” a togliersi la vita dietro le sbarre.
È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio permanente elaborati da Ristretti orizzonti. La premessa è d’obbligo perché aiuta, dovrebbe aiutare a capire la situazione esplosiva dei nostri istituti di pena giunti a contenere 68.500 detenuti, almeno un terzo in più del consentito.Se l’emergenza si dà per scontata ma non se ne traggono le conseguenze - come ha fatto il governo Berlusconi limitandosi a decretarla senza fare altro che aumentare il numero dei reclusi -, è difficile capire e assecondare le ragioni del decreto varato dal governo per tamponare le condizioni disumane di chi viene recluso così come di chi in carcere ci lavora.
Come? Evitando che gli arrestati in flagranza in attesa di processi per direttissima transitino negli istituti di pena e vengano tenuti nelle camere di sicurezza di polizia, carabinieri e guardia di finanza.
La schietta audizione del vicecapo della polizia, prefetto Piccirillo, in commissione giustizia al senato in rappresentanza di tutte le forze dell’ordine - secondo il quale “le celle di sicurezza sono inadatte alla detenzione e i braccialetti sono insufficienti e vetusti” e dunque “i detenuti stanno meglio in carcere” - ha provocato un duro botta e risposta con il ministro della giustizia Severino e degli interni Cancellieri che, in perfetta sintonia, hanno ribadito di andare avanti perché trattasi di norme “condivise” anche dai vertici delle forze di polizia.
È ovvio che le forze dell’ordine, decimate dai tagli che si susseguono da anni, mostrino preoccupazione per l’ulteriore carico di lavoro: la Silp-Cgil invita il governo a “mantenere il contatto con la realtà” (leggi: tagli); il Siap parla di “pastrocchio all’italiana”, per il Siulp i detenuti cadranno “dalla nota padella alla brace ardente”.
In realtà le camere di sicurezza vengono già utilizzate per le direttissime davanti al giudice monocratico: con il decreto varato si aggiungono gli arrestati in attesa di convalida davanti al giudice collegiale, quelli per i reati più gravi. Certo, bisognerà trovare le risorse per rendere agibili le camere di sicurezza vetuste e per far fronte anche al vitto delle persone che vi transitano poiché spesso i buoni pasto degli agenti vanno a beneficio degli arrestati (“cosa alquanto antipatica” ha fatto notare Piccirillo).
Ma forse è il caso anche di iniziare a chiedersi, nell’ottica di limitare quantomeno il fenomeno delle sliding doors - entrare in carcere per due-tre giorni comporta una serie enorme di adempimenti burocratici - “quanto incidono gli arresti facoltativi sulla situazione attuale? Il problema delle “statistiche” ha un serio effetto anche sugli arresti della polizia giudiziaria?”.
Sono, tra le altre, le domande poste dalla capogruppo Pd in commissione, Della Monica, a Piccirillo che però ha rimandato al capo del Dap, Franco Ionta, che verrà audito martedì. Nel nostro sistema c’è un controllo sulla legittimità dell’arresto e un altro sulla vigenza di esigenze cautelari (gravità del fatto, pericolosità del soggetto): l’arresto magari è legittimo ma non sussiste l’esigenza del carcere. “Per questo ho chiesto i dati - spiega a Europa la senatrice Della Monica - per fare una riflessione e aprire un osservatorio.
Certo, in una linea di intervento politico si potrebbe anche dare direttive, visto che il carcere scoppia, di evitare gli arresti non assolutamente necessari. Sarebbe utile fare tutti un esame di coscienza e verificare davvero se, culturalmente, il carcere viene visto come extrema ratio”.Altrimenti, l’altra “soluzione”, sempre in prima linea dei Radicali, è l’amnistia con tutti i pro e i contro che comporta e che spetta al parlamento. Ma questa è tutta un’altra storia.