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L'INTERVENTO DEL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI BARI SPINGE VERSO L'AMNISTIA

 

Nei quotidiani di oggi, 13/1/2012, si dà notizia del provvedimento emesso ieri dal Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bari, Dott.ssa D’Addetta, con il quale la stessa ha chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di porre in essere interventi urgenti per garantire condizioni di vivibilità nel carcere ed evitare epidemie. A motivazione del suddetto provvedimento, il Presidente D’Addetta, oltre ad evidenziare i numeri del pauroso stato di sovraffollamento presente presso il carcere di Bari, ha descritto scene dalla stessa direttamente viste in un recente accesso : celle stracolme con letti a castello a quattro livelli e scene di vera disperazione e angoscia vissute da quanti prendono atto di dover passare un lungo periodo di tempo in tali disumane condizioni.
La scelta del Tribunale di Sorveglianza di Bari va salutata favorevolmente ed è di certo da preferire rispetto a quanto fatto da quel magistrato di sorveglianza di Lecce che soltanto pochi mesi fa aveva goduto dei favori della cronaca per aver emesso una inutile e simbolica condanna nei confronti dell’amministrazione penitenziaria senza rivolgere alla stessa alcun ordine. In un articolo pubblicato su questo sito a commento di quella ordinanza, avevamo manifestato, infatti, l'impressione che, nello sforzarsi in tutti i modi di riuscire ad emettere un rivoluzionario provvedimento a carattere risarcitorio, quel magistrato di sorveglianza si fosse dimenticato di aver poteri ben più penetranti ed utili concessigli per espressa  volontà legislativa. L'articolo 69 della legge sull'ordinamento penitenziario, infatti, e' chiaro nel concedere al magistrato di sorveglianza il potere di impartire "disposizioni dirette ad eliminare violazioni dei diritti dei condannati e degli internati”.
Al plauso nei confronti del Presidente del Tribunale di Sorveglianza per aver applicato la legge (a volte basta questo), non può che seguire una riflessione sulla scarso potere coercitivo del provvedimento dalla stessa emesso, perché, si sa, in Italia qualunque ordine contenuto in una legge o in un provvedimento della pubblica Autorità, rimane un cortese consiglio se non è prevista una sanzione per la sua inosservanza.
Quando, infatti, fra qualche settimana ci si accorgerà che i detenuti nel carcere di Bari continueranno ad essere stipati uno sull’altro in celle anguste, ci si chiederà a chi poter dare la colpa per l’inosservanza del provvedimento dell’autorità (reato sanzionato dall’art. 650 c.p.). Ovviamente, non potendosi trovare una singola persona fisica responsabile, la colpa sarà data a tutti, allo Stato, alla Repubblica Italiana nel suo insieme. E nel corso della storia, ogni volta che lo Stato si è scoperto reo, come all’esito di stagioni di conflitto, ha provveduto ad eliminare il marchio di colpevole caduto addosso ai suoi cittadini autoassolvendosi con provvedimenti di indulgenza e riappacificazione sociale.
Il lodevole, ma vano tentativo del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bari di porre fine ai reati commessi dallo Stato nelle carceri italiane finisce, quindi, per essere un’ennesima conferma di quanto sia necessaria oggi un’amnistia a favore non dei reclusi, ma della Repubblica.

Donato Sandro Putignano
Responsabile Centro Giuridico Forense
Prospettiva Legale