Gestione e promozione delle attività di sensibilizzazione della società civile

Promozione della partecipazione della comunità sociale ai processi di risocializzazione delle persone sottoposte a sanzioni penali

Promozione e realizzazione di assistenza sociosanitaria ai detenuti ed opportunità lavorative

Giustizia: misure alternative; c’è chi è escluso in partenza, perché non ha dove andare


di Ilaria Sesana
Avvenire, 27 agosto 2010
Sant’Egidio: tanti poveri senza casa non possono andare ai domiciliari Caritas: immigrati, coinvolgere le comunità d’origine. Occorre innanzitutto sgombrare il campo da equivoci: i domiciliari, la semilibertà, il lavoro in articolo 21 non sono sconti o liberazionianticipate. “Sono un modo per scontare la pena a tutti gli effetti - precisa Stefania Tallei, della Comunità di Sant’Egidio. Anzi, sono quasi più faticose per il condannato rispetto al carcere perché richiedono maggiore responsabilizzazione”. Funzionano e i dati sulla recidiva lo dimostrano. “Sono un successo senza precedenti e senza tentennamenti”, spiega Luigi Manconi, presidente dell’associazione “A buon diritto”. Eppure sono pochi detenuti che scontano la pena ai domiciliari, in semilibertà o in una comunità terapeutica: se prima dell’indulto del 2006 alle alternative c’erano circa 40-50mila persone, oggi abbiamo superato di poco le 10mila unità. “C’è l’idea che il solo modo per espiare la pena sia la detenzione incarcere - commenta Manconi. Inoltre sono state introdotte norme che escludono dal possibile godimento dei benefici una serie di categoriedi detenuti”. Ad esempio la ex Cirielli che taglia fuori i recidivi. Ma c’è un altro ostacolo che inceppa la “macchina” delle alternative:“In carcere sono tantissime le persone povere che non hanno una casa. E per questo motivo non possono accedere ai benefici”, spiega Tallei.Una situazione particolarmente grave per i cittadini stranieri, ma anche “per i molti malati che, pur avendo la dichiarazione di incompatibilità firmata dal giudice, non possono uscire galera perchénon hanno una casa”, aggiunge Tallei. Occorre quindi costruire “alternative sul territorio per chi non ha i requisiti richiesti”, spiega Fulvio Sanvito, responsabile area bisogno di Caritas Ambrosiana che coordina il progetto “Un tetto per tutti”, rivolto anche agli ex detenuti. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i più poveri, coloro che non devono scontare pene brevi e che potrebbero beneficiare di queste opportunità. “Ma non avendo un domicilio, tutto si blocca - conclude Sanvito. Parallelamente serve un lavoro di sensibilizzazione delle comunità: far capire che il carcere non è il solo modo per espiare la pena”. Lucia Castellano: più aiuto dal territorio “Spesso si commette l’errore di pensare che solo il carcere sia la risposta. Ma non è così: il carcere dovrebbe essere l’estrema ratio.

Ristretti Orizzonti - www.ristretti.org